elearning.ugolopez.it

11 January 2012

Lunedì 16 gennaio, ore 21:00, in diretta video, presentazione della nostra nuova piattaforma di elearning. Possibilità di intervenire via chat (solo su elearning.ugolopez.it) e ESTRAZIONE DI PREMI durante la presentazione. Potete seguirla sul profilo della ugolopez.it oppure su elearning.ugolopez.it o anche sulla webtv di blog.ugolopez.it.
PARTECIPATE NUMEROSI, se avete domande postate qui che rispondo tosto :-) .

Titoli

30 December 2011

Non mi sono mai piaciuti i titoli, li ho sempre ritenuti un’anomalia tutta italiana. A parte pochissime circostanze, che si possono contare sulle dita di una mano, mi sono sempre presentato come Ugo Lopez e, se riesco, mi faccio dare del tu da tutti quanti, grandi e piccini :-) . Certo, sul mio biglietto da visita c’è il mio titolo, così come sul mio cv e sulla mia firma in calce alle mail di lavoro: ovviamente il fatto di essere laureato fa aumentare le mie possibilità lavorative, sarebbe sciocco fare diversamente. Quando chiamano in ditta e non rispondo io vengo presentato con il mio titolo ma, a dirla tutta, non me ne frega niente!

Recentemente, però ho scoperto che c’è un titolo al quale tengo moltissimo. Parlavo con Marilena, la mia compagna. Sottiletta dormiva nel lettino, Dodò vedeva in TV “Tisca Tusca Topolino”, completamente assorto ad imparare la danza per chiamare la mappatopola. Ad un certo punto Marilena mi chiede un qualcosa del tipo (non lo ricordo bene): “Ugo, ti piace il pranzetto di oggi?”. Giovanni perde immediatamente tutta la sua concentrazione e, guardandola male, le dice secco: “Non è Ugo! E’ PAPA’ Ugo!”. Cerca un cenno di assenso (che gli fornisco immediatamente) e si immerge di nuovo nel suo cartone animato preferito.

Non era ovviamente la prima volta che Giovanni mi chiamava papà ma questa sua frase mi ha fatto molto riflettere. Forse chi non è genitore non capirà, forse anche molti padri non capiranno ugualmente (tra le persone che mi sono vicine ci sono tantissimi padri completamente anaffettivi) però il mio petto si è riempito di orgoglio. Per Giovanni non sono semplicemente Ugo, sono papà Ugo, e guai a chi non riesce a capire l’importanza di questo titolo. Chiunque sia, mamma Lena inclusa. Non importa cosa stia facendo, quanto sia concentrato, nessuno deve permettersi di togliere il titolo a papà Ugo. Perché papà Ugo è il suo papà e niente e nessuno può cambiare per lui questa cosa.

Per cui, miei pochi lettori, non azzardatevi più a chiamarmi semplicemente Ugo perché potrei arrabbiarmi anche io, ci tengo…

WebTV

28 November 2011

Infinitesimi ed infiniti

9 June 2011

Chicca

Quando, a 15 anni, in quarto superiore, la professoressa Alda Vinci iniziò ad introdurre i concetti di infinitesimi ed infiniti, immediatamente mi sembrarono una cosa teorica e distante dalla realtà. Andavo molto bene in matematica e ho continuato così, con delle cadute sulle parti teoriche a me poco affini.

La comprensione più profonda degli infinitesimi non è mai arrivata e anzi, leggendo il paradosso di Zenone (che deduce, in maniera tanto semplice quanto impeccabile, la natura corpuscolare della materia qualche migliaio di anni prima della sua dimostrazione matematica), mi sono convinto della non esistenza nella realtà di questo concetto.

Ho avuto più fortuna con gli infiniti per i quali ho dovuto aspettare però molto tempo. Certo, manipolavo con destrezza le curve asintotiche ma, in tutta onestà, non potevo dire di aver compreso il concetto di infinito. L’illuminazione completa è arrivata molto tempo dopo, ovvero il 4 giugno 2011, più o meno alle 10 del mattino.

Mi dicevo: come fa un oggetto ad essere tanto grande che, diviso da una qualsiasi grandezza finita, rimane identico, non perde una virgola? Sembrava una cosa difficilissima da capire, per menti sopraffine o, comunque, certamente più predisposte all’astrazione della mia, invece è un concetto di una banalità incredibile che chiunque può capire…o, almeno, chiunque abbia figli. Un concetto assai pratico.

Quando è nata Francesca, alias Chicca, la mia seconda figlia, ho scoperto che l’amore che provo per Giovanni non è diminuito di una virgola eppure lo stesso amore, identico, lo provo per lei. Ho scoperto che le stesse emozioni che ho provato, una per una, le stesse sensazioni, quelle vissute e quelle negate, si sono ripetute senza differenza questa seconda volta. Nulla hanno potuto i dubbi, le incertezze, tutto il contorno: in quei momenti esistevamo io, Marilena, Giovanni e Francesca e niente altro sembrava essere importante. Bè, se l’infinito non è questo, è qualcosa di molto simile.

La comprensione di tutto questo si è rafforzata nel vedere alcune persone, anche molto vicine, disposte a rinunciare a vedere i bimbi per quelle che reputo inezie, banalità…ecco, questo traccia la linea, netta e demarcata, del finito e dell’infinito.

Anzi, forse, l’infinitesimo è proprio questo: un sentimento talmente piccolo che ogni altro è più grande…

Nuove emozioni

3 May 2010

E’ vero che, di alcune cose, non si può parlare senza averle sperimentate: provate a sentire il vostro primo figlio che vi chiama papà per la prima volta, mentre vi guarda come se fosse l’unica cosa che ha un senso per lui e poi immaginerete come potevo sentirmi io lo scorso venerdì.

“Sarà che mi hai cambiato la vita, sembra ieri…” (cit. F. Moro)

I “consulenti”

5 February 2010

Oggi una nuova “perla” del mio mondo. Se avessi tempo e voglia ne scriverei di più, ne avrei a bizzeffe ma, essendo pigro, scrivo solo le più grosse.

Cercavo un consulente per un’attività, ne trovo uno attraverso un portale specializzato. Gli mando una mail (non aveva un dominio) e non ottengo risposta. Lo chiamo e mi dice che lui è assunto a tempo indeterminato e che ha difficoltà a fare attività esterna. Parliamo dell’attività e delle tempistiche e troviamo un accordo, arriviamo alla tariffa, mi chiede € 640,00 al giorno +  spese.

La prima domanda che mi viene è come mai un superprofessionista di questa fatta faccia il dipendente, ha una rimessa netta di migliaia di euro al mese ma mi muore in gola, quando sento lo stesso precisare che la tariffa era netta (lui la chiamava erroneamente “imponibile”), quindi la tariffa corretta era di € 800,00/giorno + spese. Gli dico che con quella tariffa non deve aver fatto altre prestazioni occasionali, altrimenti il limite dei 5000 € lo raggiungiamo già noi, mi risponde che il limite dei 5000 € è per singolo cliente: mi sorge il sensato dubbio che questa persona sia un millantatore perchè chi ha fatto anche solo un giorno da professionista sa che non è così.

Qualcuno disse “meglio tacere e far credere di essere stupidi che parlare e togliere ogni dubbio” ma, a quanto pare, il nostro “superconsulente” non ha voluto seguire questo consiglio: infatti mi dice che, tramite suggerimento di un “supercommercialista” (un superconsulente deve avere un supercommercialista), io gli verso l’intera somma e con la ritenuta d’acconto se la vede lui. Forse i non tecnici non capiranno nulla di quello che sto scrivendo ma, vi prego, leggete questo post fino alla fine e ce ne sarà anche per voi. I tecnici si staranno facendo delle grasse risate sin d’ora.

Gli dico che forse la normativa fiscale non è il suo forte, che forse è meglio concentrarsi sulla tariffa che mi pare un po’ altina. Lui mi dice di fargli un’offerta, gliela faccio (non la posto perchè i miei clienti conoscerebbero i miei margini altrimenti), mi ride in faccia dicendomi che a quelle cifre non fa neanche i corsi di office. Sempre più insistente nella mia testa martella la domanda: ma quanto guadagna al mese ches chì? Mio padre ha fatto tutta la vita il dirigente aziendale e, in un mese, guadagnava meno del tizio in una settimana.

Taglio corto, gli dico di farmi un’offerta scritta che girerò al cliente e vedere se l’accetta. E qui l’apoteosi. Vi posto pari pari quello che mi ha scritto con una premessa: il tipo voleva fare il formatore.

Salve,

Ho riflettuto in merito alla vostra proposta, siamo troppo distanti dal punto di vista della tariffa e di conseguenza sono costretto a reclinare l’offerta. 

Cordiali Saluti”.

Il grassetto l’ho aggiunto io, qualora fosse sfuggito l’italiano parlato dal “superformatore/superconsulente”. Scommetto che è anche uno di quelli che si lamentano che non c’è lavoro e che non arrivano a fine mese…

A volte…

29 November 2009

A volte ci sono dei momenti in cui sembra che tutto vada storto.
A volte ci sono dei momenti in cui sembra che tutti ti siano contro.
A volte, in quei momenti, chi ti è vicino e ti conosce potrebbe toglierti grandi pesi con piccole accortezze.
A volte la stessa persona può caricarti fino a farti crollare con piccoli egoismi.

A volte tutto questo può farti scoprire quanto sei forte, può dimostrarti che, qualsiasi cosa accada, ce la farai. Sempre.

A volte.

(Igitur qui desiderat pacem, paret bellum - cit. Vegezio)

Prime foto di Giovanni

25 May 2009

Più avanti farò una galleria con la cronistoria di questo (per noi) storico evento…per il momento…un’anticipazione!

Primo piano di Giovannino

Emozioni

20 May 2009

Notte tra sabato e domenica, ore 3:00 del mattino. Sono in ufficio a chiudere il trimestre IVA. Squilla il fisso, il tipo di tono mi indica che è Marilena da casa. Rispondo rapidamente, immagino si sia svegliata e voglia incitarmi a salire: “Sali!” mi dice. Scherzosamente, come sempre, le rispondo “Salgullìo”. Una pausa, lei è seria, un po’ spaventata. “Credo mi si siano rotte le acque” mi dice. Il mio corpo viene scosso da un brivido: salgo, guardo il letto…si, si sono rotte le acque. Mi faccio una doccia rapida, lei non ha dolore, prendiamo i borsoni tanto a lungo preparati, avvisiamo i genitori, ci incamminiamo verso il Policlinico.
Chiamo Marco, il ginecologo, non risponde. Gli mando un SMS per avvisarlo e continuo a chiamarlo: mi risponderà dopo, verso le 6 del mattino. Al Policlinico la morte civile che, stranamente, preferisco: mi infonde tranquillità. 20-25 minuti di attesa, la prima visita, non c’è dilatazione, comunque si passa in sala travaglio.

Lei dentro, io fuori assieme agli altri. Rabbia per non poter essere con lei, emozione, paura. Il cuore e lo stomaco mi confermano i sentimenti che provo, qualora ce ne fosse stato bisogno. Inizia una lunga attesa intervallata da brevi pause in cui esce con noi, notizie frammentate, bambini che nascono e partorienti che entrano. Pare che il parto non sarà oggi, non c’è dilatazione

Alle 12:30 la notizia: la dilatazione è di 4 centimetri. Alcune lacrime, silenziose, rigano il volto di Angela. Si allontana, probabilmente per un suo senso di dignità. Quando torna, pochi minuti dopo, è composta come l’ho sempre vista. Rapidamente la dilatazione passa a 6 cm, poi 7 cm. Marilena vuole l’epidurale, troppo dolore. Marco si arrabbia ma acconsente. Gli ripeto, per l’ennesima volta, che voglio essere lì. Mi perdo il travaglio e le dolorose operazioni preliminari, anestesia inclusa. Mentalmente impreco perchè so che sono tutti momenti persi che non rivivrò più, tutti momenti in cui io e Marilena non abbiamo potuto essere assieme e anzi…Marilena non ha potuto essere assieme a nessuno.

Mentre passeggio nervosamente per il corridoio e la mia mente vaga tra questi pensieri, sono le 15:45, Marco viene fuori, mi guarda e mi dice che è il momento. Il cuore in gola, un’emozione mai provata e che mai avrei pensato di provare. Entro, non riesco a mettere le coperture delle scarpe per la sala parto, Marco mi aiuta. Guardo le porte per capire dove si trova lei, la vedo mentre attende la contrazione per provare a liberare Giovanni, nostro figlio. Non voglio perdere altri momenti, le sono accanto, le prendo la mano, le mantengo goffamente la testa. L’ostetrica mi spiega come fare.

L’epidurale non consente la massima spinta, le puericultrici vengono mandate indietro. Sono in piedi da quasi 48 ore. Sono stato teso e nervoso, ora sono felice. Marco prova delle manovre sulla pancia di Marilena, la testa di Giovanni scende ma dice che non è ancora il momento. Una colata di sudore freddo mi imperla la fronte, non so se riuscirò a rimanere in piedi. Non sono mai svenuto in vita mia, ricordo la stessa sensazione da ragazzo, i miei famosi cali di pressione che finivano in due minuti. Il parto sembra lontano, dico che mi allontano e lo faccio.

Mi dicono di svestirmi e andarmene, rispondo di no, “mi riprendo e rientro” dico a loro e a me stesso. Non è stato il sangue o il parto, solo un calo di pressione. Quanto tempo è passato? 30 secondi, forse 1 minuto, non di più. Sento il vagito, mi maledico per non aver resistito. Corro in sala parto, la sensazione di debolezza è solo un ricordo.

Marco mi dice di andare via, mi dice che se non ho resistito alla spinta, figuriamoci se resisto al distacco della placenta. Il bambino è ancora attaccato al cordone, è bellissimo. Guardo Marco e gli dico che è tutto a posto, che me la sento. Mi scruta per un attimo e non mi dice più niente: non ci frequentiamo molto ma ci conosciamo da anni e, credo, ci stimiamo reciprocamente. Si fida di quello che gli dico, mi lascia rimanere.

Giovanni viene portato nell’incubatrice, lo seguo e lo guardo un attimo. Poi torno da Marilena: per oggi ha trascorso troppo tempo da sola. Si sta rilassando un attimo ma non è ancora finita: le tolgono il cordone ombelicale, viene via anche la placenta. Come avevo previsto, non mi impressiona. Mi fanno rimanere, ne sono contento. L’atmosfera si rilassa, iniziano a mettere i punti. Si ride e si scherza ed io, mentalmente, mi maledico per non aver resistito. Era solo un calo di pressione, un maledetto calo di pressione che non mi ha consentito di vedere il distacco delle due persone che amo, forse il momento più bello. Credo di aver raccontato questa storia 100 volte domenica e, conoscendomi, credo che la racconterò ancora moltissime volte.

Marilena prova dolore per i punti, Marco non vuole farla soffrire: le fa un’altra anestesia, locale. Pochi minuti ancora e termina tutto, Marilena viene portata fuori per qualche istante, in “pasto” ai parenti, io sempre al suo fianco. Hanno intravisto il bambino, 4730 g. Chiedo a mia madre di comprare dei gelati per lo staff medico che ha compiuto il miracolo, ho promesso loro che glieli avrei portati. Mia madre comprende e acconsente. Marco mi dice che è il parto naturale con bimbo più grosso che abbia mai fatto, mi dice che il precedente record risale a 12 anni prima, 4650 g.

I miei mi guardano perplessi, mi rendo conto di puzzare, sono sudatissimo ma anche felicissimo…anche se mi è mancato quel momento, quel momento importante.

Marilena viene riporata dentro, per accertamenti. Ancora qualche ora, il bambino rimane al nido. Marilena esce, avvisiamo il nido. Dopo pochi minuti arriva Giovanni. Ecco, adesso è finito tutto…o forse è solo cominciato.

Pieraccioni diceva che nella vita di un uomo i giorni importanti si contano sulle dita di una mano, gli altri fanno numero. Non aveva torto. Se mi dicessero di vivere altri cent’anni o di vivere un solo altro giorno, scelto da me, sceglierei domenica 17 maggio 2009. E questa volta non andrei via, non finchè non vedo Giovanni uscire da Marilena.

Vorrei scrivere tante altre cose, descrivere ogni singola sfumatura di ogni singola emozione ma, purtoppo, non sono così bravo. O forse ho paura di farle fuggire via.

Adesso Giovanni è con noi, quella domenica sembra lontanissima e i ricordi, adesso vividissimi, pian piano sfumeranno e diventeranno materiale di racconti tra parenti durante le riunioni domenicali, magari modificati per ridere o solo perchè il tempo rende le cose meno chiare. Sono sicuro, pero’, che nella mia mente, nel mio cuore e nel mio stomaco rimarranno intatti i momenti e le emozioni che ho provato e che non potrò provare mai più, rimarrà il primo rimpianto della mia vita, rimarrà la gioia per quello che ho avuto e la rabbia per quello che, sono certo, è un nostro diritto che ci è stato negato ma, soprattutto, rimarrà la certezza che la felicità, quella vera e completa, ha mosso i primi passi in una calda notte d’agosto dopo una serata ad Ostuni per iniziare compiutamente alle 3:00 di una tiepida domenica di maggio.

Sarei contento se chi legge percepisse un millesimo delle emozioni che ho provato, altrimenti mi scuso per avervi annoiato con questa storia un po’ melensa, molto diversa da quelle che scrivo.

In ogni caso, dovevo scriverla. Per forza. Te l’avevo promessa, è per te. E forse non è una coincidenza che questo post sia terminato, guardacaso, proprio alle 3:00.

I nostri soldi – Lopez vs resto del mondo

25 April 2009

Questo è un blog atipico, aggiornato veramente di rado e con notizie che non interessano (probabilmente) a nessuno se non a chi mi conosce veramente. Tra l’altro, a chi dovesse leggere di sfuggita quanto scrivo, probabilmente risulterà non vero o quantomeno esasperato: chi invece mi conosce sa che me ne capitano parecchie anche perchè, un po’, me le vado a cercare. Diceva un mio amico, se guardi bene prima o poi mi trovi…

La cosa che mi lascia molto perplesso è che tutte le azioni (legali) che intento sono contro pubbliche amministrazioni (che quindi si difendono con i nostri soldi) o contro aziende che percepiscono moltissimi contributi dallo stato. Mi fa specie come tutte queste cause, finora sempre vinte o addirittura concordate stragiudizialmente prima di andare in giudizio, lascino chi ha clamorosamente sbagliato intatto al suo posto, senza neanche una lettera di richiamo, a spese di noi italiani che continuiamo a foraggiare tutto questo.

Nello specifico:

1) VICENDA TRENITALIA
Ho ricevuto una multa per un biglietto (valore complessivo 2 euro) pagato e mostrato, per la sola    ragione di non aver mostrato il cartaceo (l’ho mostrato su PC) in quanto, essendo fuori sede, non avevo la stampante con me. Ho provato a risolvere la questione pacificamente, provenendo da una famiglia di ferrovieri, ma dall’altra parte ho trovato un muro di gomma (forse anche perchè ci sono degli incentivi contrattuali per ogni multa messa?). A nessuno importa perdere un cliente con un fatturato annuo importante nei loro confronti, a nessuno importa far fare una figura barbina all’azienda, a nessuno importa che questa leggerezza costerà all’azienda dei soldi.

2) VICENDA ALITALIA
Anni fa (c’è qualche piccolo cenno in questo blog), l’Alitalia mi perse bagagli, mi lasciò a metà percorso riprenotandomi 1 giorno e mezzo dopo, non mi prestò assistenza come doveva e tutta una serie di altre cose che la vedranno rispondere in giudizio. La CAI risponde: lei ha ragione, abbiamo oltre 10.000 (diecimila) richieste di questo tipo, ma noi siamo la good company. Per i debiti se la deve prendere con la bad company. Nessuna delle istituzioni preposte chiarisce questa vicenda, le associazioni dei consumatori tacciono preferendo parlare dei materassi non finanziati. Probabilmente, a conti fatti, anche questa operazione costerà a noi italiani qualcosa.

3) PA varie
Oltre a questi casi più eclatanti, ci sono PA che fanno aste pubbliche a modo loro (aziende inserite in graduatorie per persone fisiche, fondi pubblici per consulenti esterni usati per pagamenti interni alla scuola, etc.). Tutte queste, da parte mia, sono state oggetto di azioni legali, alcune ancora in corso, altre già vinte. Ce ne sono tante altre dove si stanno percorrendo delle soluzioni “amichevoli”, proprio per non esasperare delle situazioni e di cui non voglio dire nulla per non offendere nessuno, ma potrei riportare frasi di dipendenti (e dirigenti) pubblici da far accapponare la pelle per il menefreghismo sullo spreco del denaro pubblico, accoppiato alla piena coscienza dell’essere intoccabili in ogni caso.

4) Sindacato
Questo l’ho lasciato per ultimo e, al momento, non è oggetto di causa. Tra l’altro, in questa vicenda, sono sostanzialmente estraneo ai fatti ma mi preme far notare, ai lettori di questo blog, in mano a chi si affidano i lavoratori italiani.
Personalmente, non ho mai avuto una grossa opinione dei sindacati, considerandoli nella maggioranza dei casi difensori dei nullafacenti e considerando i sindacalisti stessi come nullafacenti pagati meglio di chi lavora sul serio. Grazie al cielo viviamo in uno stato di diritto per cui i lavoratori (a parte casi particolari) non avrebbero bisogno di queste associazioni (non riconosciute) che strumentalizzano il lavoro degli altri come trampolino di lancio per la loro carriera politica (nel migliore dei casi) o come una sorta di immunità. Questa è, ovviamente, solo la mia opinione, con le debite eccezioni (un patronato fiscale è uno dei miei clienti e sono tra le migliori persone che io abbia mai conosciuto).
Detto questo, entro nel vivo. Questo sindacato ha, oramai da due anni, delle perdite di acqua in una delle loro sedi, tra l’altro acquistata come completamente ristrutturata. Sopra tale sindacato abita una mia conoscente, la quale si trova nelle stesse condizioni: casa completamente ristrutturata e copiose perdite di acqua dalla controsoffittatura. La mia conoscente (che chiameremo Francesca) vive con il figlio di 4 anni che, ovviamente, è completamente estraneo ai fatti. Sia Francesca che il sindacato hanno fatto le loro azioni per risolvere rispettivamente il problema: in particolare, il sindacato ha aperto un contenzioso ed il magistrato competente ha nominato un CTU il quale, dopo un anno di indagini, non è riuscito a comprendere quale fosse la causa di tali perdite, dopo aver esperito numerosissimi tentativi anche da casa di Francesca. Il magistrato non gli ha rinnovato il mandato (questo l’ho scoperto dopo i fatti…). Qualche giorno fa, suonano al mio citofono chiedendo se conoscessi Francesca. Rispondo di si e mi chiedono se, per cortesia, potessi chiamarla. La chiamo e lei stava facendo il bagno al bambino: la persona che mi ha chiamato, presentatasi come CTU (anche se non lo era più), ha detto che siccome in quel momento c’erano delle perdite nel patronato, la colpa era certamente di Francesca (che finezza tecnica…). Mi chiede di entrare nel patronato e, non appena vi entro, vengo accolto da un signore anziano, probabilmente sulla sessantina, che, senza neanche salutare, augura la morte mia, di Francesca e soprattutto del bambino. Ho invitato il signore (se così si può chiamare) a vergognarsi di augurare la morte ad un bimbo di 4 anni ma a nulla è servito, il signore è stato allontanato a braccia mentre cercava di picchiarmi. Anzichè ricevere delle scuse, sono stato invitato ad andarmene nonchè velatamente minacciato da un altro signore anziano che, citando testualmente, se lo poteva permettere. Giusto per concludere, in serata, il rappresentante legale di tale sindacato, noto avvocato ed esponente politico ex DS, allontanatosi dal partito per ragioni non note, ha inviato un SMS al padre di Francesca minacciandolo di adire alle vie legali contro Francesca stessa. Mi rimane il dubbio di capire cosa ci facesse l’ex CTU lì proprio in quel momento… (nomi e alcune circostanze marginali sono state lievemente alterate per ragioni ovvie di privacy).

Sebbene queste situazioni (specie l’ultima) si commentino da sole, mi piacerebbe avere un commento dei miei pochi lettori…

Alla prossima
Ugo